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03 GIU 2019

VENETO 2050 - non chiamatelo 'Piano Casa'

Non una semplice sostituzione di legge, ma un vero e proprio cambio di paradigma. La nuova legge regionale 14 del 2019, conosciuta anche come Veneto 2050, applica una filosofia completamente diversa dalla legge che l’ha preceduta dieci anni fa, la 14 del 2009, ovvero il vecchio e ben noto Piano Casa. Delle novità introdotte dal nuovo inquadramento legislativo si è parlato questa mattina nella sede Banco BPM di viale delle Nazioni in un convegno organizzato dal Collegio dei Geometri e Geometri laureati della provincia di Verona.

                    

Quasi cinquecento i tecnici comunali e i professionisti del settore seduti in platea, in un auditorium pieno in ogni ordine di posto. Obiettivo del convegno è stato quello di definire al meglio le modalità di corretta applicazione della nuova legge e per approfondirne i temi tecnici. Sono intervenuti il presidente del Collegio Geometri di Verona Fiorenzo Furlani, dell’assessore alla Pianificazione urbanistica Ilaria Segala, l’avvocato esperto in diritto urbanistico Bruno Barel assieme ai colleghi del suo studio, l’architetto Massimo Cavazzana e Giovanni Uderzo, già dirigente del Settore Edilizia del Comune di Verona.

La nuova legge – spiega il presidente Furlani – muta completamente la filosofia del ‘Piano Casa’, normativa che è stata fondamentale per sostenere il settore edile in questi dieci anni. Attraverso ‘Veneto 2050’, che è norma strutturale e non straordinaria, si premia la riqualificazione edilizia ambientale e urbanistica che sfrutta la sostenibilità ecologica, energetica e tecnologica degli edifici su cui si interviene e si punta al consumo zero di territorio”.

I cardini della nuova legge sono rigenerazione urbana, riqualificazione e riuso. “Di conseguenza – spiega Massimo Cavazzana, presidente della Consulta Ambiente e Territorio di Anci Veneto – chi vuole intervenire sulla propria abitazione può ottenere fino al 60% di superficie in più, ma nell’ottica di migliorare la qualità dell’edificio, il territorio o acquistando crediti edilizi. Con la nuova legge i Comuni tornano protagonisti della gestione del proprio territorio perché se ci sono interventi che prevedono superficie superiori a 2.000 mc, saranno discussi in consiglio comunale”.

Nello specifico, l’articolo 6 della legge prevede un ampliamento fino ad un massimo di nuova superficie edilizia del 60%, sfruttando un aumento del 25% grazie a premialità che migliorano la qualità dell’immobile e un ulteriore 20% acquisendo crediti edilizi. Rientrano tra i bonus, lavori di eliminazione di barriere architettoniche, miglioramento delle prestazioni energetiche, sicurezza sismica, copertura verde, isolamento acustico o pareti ventilate.

Nel caso, invece, si proceda a interventi di demolizione e ricostruzione si può aumentare fino al 100% di superficie in più, sempre nella logica del miglioramento della qualità edilizia e della limitazione del consumo di suolo.

L’introduzione della nuova normativa – sottolinea Barel – ha l’obiettivo di risparmiare suolo e migliorare la qualità del territorio già urbanizzato. Un progetto ambizioso che arriverà a influenzare il mercato immobiliare perché cambierà, attraverso una sfida culturale, la percezione qualitativa degli immobili presenti nel nostro territorio”.

Ma servirà da volano anche dal punto di vista professionale. “Ci sarà bisogno – conferma Furlani – di nuove professionalità adeguate agli standard qualitativi più alti, richiesti in ambito edilizio. Sarà necessaria, perciò, una preparazione adeguata che introduca competenze professionali specializzate, in particolare, sui temi delle energie rinnovabili, del risparmio e contenimento energetico, della progettazione attraverso il disegno Bim”.

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